È un dramma che tocca nel profondo, una storia che fa gelare il sangue: una bambina di soli tre anni è morta dopo un intervento chirurgico. I suoi genitori, straziati dal dolore, denunciano negligenza da parte dello staff medico dell’ospedale universitario di Kosovo (QKUK). Le loro accuse sono pesanti e hanno portato all’apertura di un’indagine da parte della Procura. Questo articolo ti spiegherà i dettagli di questa tragica vicenda e perché è importante non distogliere lo sguardo.
Una vita spezzata nel fiore degli anni
La famiglia Shala, residente a Poneshi, vicino a Gjilan, stava vivendo uno dei momenti più difficili della sua esistenza. Fidoena, la loro piccola guerriera di tre anni, era nata con un’anomalia al piede, una condizione che sembrava curabile con un intervento chirurgico. Il 4 febbraio è stata ricoverata presso la Clinica di Ortopedia del QKUK, con l’operazione fissata per il giorno successivo.
“L’ho presa sorridente, me l’hanno restituita senza vita”
Il padre, Fidon Shala, racconta con voce rotta dall’emozione i momenti concitati e angoscianti vissuti dopo l’operazione. “Mi hanno detto che l’intervento era andato bene, che era riuscito. Aspettavamo che si risvegliasse. Ho girovagato per i corridoi, fumato sigarette, ma le ore passavano senza notizie,” confessa Fidon. Alle 14:30, dal reparto è uscito l’anestesista insieme alla dottoressa Dafina Bytyqi Shabani.
Le parole che hanno udito hanno squarciato il loro mondo: “La condizione della bambina si è aggravata, ha avuto problemi respiratori.” Il padre ha chiesto se avesse mai avuto problemi precedenti, ma la risposta è stata chiara: no. “Ho preso mia figlia sorridente e giocosa, me l’hanno restituita come un corpo senza vita,” ha dichiarato Fidon Shala a Tv Dukagjini, il dolore evidente in ogni parola.
Dubbi e accuse di negligenza
I genitori sono convinti che ci sia stata negligenza medica durante l’intervento. A nutrire i loro sospetti è anche un precedente con lo stesso anestesista nel 2023, durante il quale il loro figlio è rimasto in coma per 15 ore dopo un’anestesia. “Sono convinto che mia figlia sia morta durante l’operazione,” afferma Fidon. “Non ci hanno permesso nemmeno di vederla quando è uscita, dicevano che non avevamo il diritto. Vi giuro, per i miei quattro figli, se non si assume alcuna responsabilità di fronte alla legge e a Dio, mi toglierò la vita davanti a loro.”

La disperazione è palpabile. Fidon racconta di aver chiesto prestiti per potersi permettere l’intervento, vivendo con sacrifici. “Speravo di poter vivere in questo paese, ora le mie speranze sono finite,” dice con amarezza. “Ad altri tagliano le gambe, e vivono. Ad altri le mani, e vivono. La mia aveva solo un problema alle piante dei piedi, nessun problema cardiaco o respiratorio.”
Le indagini e le risposte ufficiali
La dottoressa Dafina Bytyqi Shabani, incaricata dell’operazione e dei controlli post-operatori, ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni in attesa del referto medico-legale. Il direttore della Clinica di Ortopedia, Xhavit Gashi, ha indirizzato le richieste di informazioni all’ufficio stampa del QKUK, esprimendo preoccupazione per l’accaduto: “Anche a noi interessa molto la causa, sinceramente siamo stati turbati.”
La Polizia e la Procura della Repubblica di Pristina hanno confermato l’avvio delle indagini. “In seguito alla notizia della morte del bambino di tre anni,” ha dichiarato Kaltrina Shala, portavoce della Procura, “il Procuratore di turno ha intrapreso le necessarie azioni investigative per fare luce sul caso. È stato emesso un ordine per l’autopsia e la Polizia è stata autorizzata a intervistare i medici coinvolti come testimoni.”
L’indagine mira ad accertare la sussistenza del reato di “Trattamento medico negligente” secondo l’articolo 254 del Codice Penale del Kosovo. La Procura ha sottolineato che trattandosi di una fase iniziale delle indagini e in attesa del rapporto di autopsia, non possono essere fornite ulteriori informazioni.
L’Istituto di Medicina Legale al lavoro
L’Istituto di Medicina Legale ha confermato che il rapporto di autopsia è in fase di elaborazione. Agron Thaçi, Direttore del Dipartimento di Laboratori dell’Istituto, ha spiegato che “le procedure per esami specialistici richiedono tempo.” L’autopsia è stata eseguita il 7 febbraio, con prelievo di campioni biologici per analisi complementari. Il rapporto finale sarà consegnato al procuratore non appena tutte le verifiche saranno concluse.
Questa tragedia solleva interrogativi fondamentali sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Cosa è successo realmente quel giorno in sala operatoria?








