Sarajevo Safari: Vučić réagit aux accusations de Kurti sur les crimes de guerre

Hai mai pensato che qualcuno potesse pagare per sparare a civili innocenti? Sembra incredibile, eppure questo macabro “turismo dello sniper” è stato una realtà durante l’assedio di Sarajevo. Ora, il Primo Ministro del Kosovo, Albin Kurti, chiede che questi crimini di guerra vengano indagati a livello internazionale, sollevando una tempesta di reazioni.

La risposta del Presidente serbo Aleksandar Vučić, tuttavia, ha evitato il cuore della questione, virando invece verso accuse e diversivi. Questo non è solo un botta e risposta politico; è una finestra su come i crimini di guerra vengono affrontati – o evitati – nel discorso pubblico. Vediamo cosa sta succedendo davvero.

La richiesta di Kurti: un tribunale per i crimini di Sarajevo

Il “turismo dello sniper” e la verità nascosta

Albin Kurti ha sollevato una questione scottante durante una conferenza internazionale: la necessità di creare un tribunale speciale internazionale per indagare sui crimini noti come “Sarajevo Safari”. Si tratta di una pratica agghiacciante in cui persone pagavano per sparare a civili bosniaci, una vera e propria macabra forma di “turismo bellico” che rappresenta un grave crimine di guerra.

Kurti ha sottolineato che esistono informazioni serie su individui che avrebbero partecipato a tali atti. La sua richiesta mira a portare la verità alla luce e a garantire giustizia per le vittime.

La risposta di Vučić: deviazione e accusa

Oltre il nocciolo della questione

Nella sua reazione, Aleksandar Vučić ha scelto una strategia diversa. Invece di affrontare direttamente la richiesta di un’indagine internazionale sui crimini di Sarajevo, ha spostato il discorso su altri temi, come la presunta “Casa Gialla” (Rif. “Shtëpia e Verdhë”) e dispute territoriali. Un classico esempio di come si cerca di minimizzare un argomento concentrandosi su altro.

Vučić ha dichiarato: “Si possono organizzare 1.000 tribunali, non ne vale la pena… Ma il nervosismo di Pristina è dovuto alla Casa Gialla e ai problemi che hanno. Non sanno cosa fare.”

Questa mossa serve a delegittimare la richiesta di Kurti, dipingendola come una reazione isterica legata a questioni irrilevanti o non provate, piuttosto che come una legittima richiesta di giustizia per crimini atroci.

La contro-accusa di Kurti sulla “Casa Gialla”

Narrative contrapposte

Albin Kurti, a sua volta, ha risposto alle insinuazioni di Vučić riguardo alla “Casa Gialla”. Ha affermato che questa non è mai esistita come luogo di traffico d’organi da parte di membri dell’UCK, ma è parte di una “narrativa ibrida” serba contro l’UCK e l’Albania. Secondo Kurti, questa narrativa sarebbe stata iniziata da un deputato russo nel 2008, poco dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo.

Questa contrapposizione di narrazioni evidenzia come il passato e i crimini di guerra siano ancora oggetto di manipolazione politica.

Perché la richiesta di Kurti è importante

La prospettiva degli esperti e della società civile

Molti accademici e rappresentanti della società civile hanno espresso il loro sostegno alla richiesta di Kurti. Sottolineano che un’indagine indipendente sui crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina è fondamentale per la giustizia transizionale e per la riconciliazione nella regione. Il “Safari di Sarajevo” rappresenta una macchia oscura che necessita di essere affrontata apertamente.

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La strategia di Vučić viene vista come un tentativo di relativizzare i crimini di guerra, spostando il dibattito da una responsabilità storica a polemiche politiche attuali. Invece di affrontare le accuse in modo sostanziale, si preferisce attaccare Pristina.

L’ombra di Vučić sul “Safari di Sarajevo”

Testimonianze e documenti agghiaccianti

Il giornalista investigativo croato Domagoj Margetić ha recentemente pubblicato scritti e documenti che collegano Aleksandar Vučić al “Sarajevo Safari”. In un’intervista, Aleksandar Ličanin ha dichiarato di essere stato testimone diretto delle uccisioni di civili a Sarajevo durante la guerra, inclusi bambini e anziani. Ličanin ha menzionato esplicitamente nomi come Slavoj Aleksić, Vojislav Šešelj e Aleksandar Vučić.

Ličanin ha affermato: “So che hanno portato persone anche da altri paesi che agivano allo stesso modo – cioè uccidendo bambini innocenti, civili, donne e anziani per Sarajevo.”

Le sue dichiarazioni includono l’accusa che Vučić non solo fosse coinvolto nell’organizzazione, ma che abbia personalmente sparato con un fucile sniper dalla zona del cimitero ebraico di Sarajevo. Ličanin ha dichiarato di aver visto persone portare fucili sniper e che la scusa dell'”ombrello” era una menzogna.

Le testimonianze suggeriscono che questi “turisti dello sniper” venissero inviati in posizioni strategiche, come il cimitero ebraico, per sparare sui civili. L’attrazione per questo macabro “sport” era economica: veniva pagato per partecipare.

Un documento incriminante

Margetić ha anche reso pubblico un documento che sembra collegare Vučić alle unità cetniche di Novo Sarajevo negli anni ’90. Il documento, datato 1992, riguarda l’uso di “posizioni da sniper” in edifici specifici lungo quella che era la via Lenjin. L’ordine vietava categoricamente l’accesso a queste posizioni senza un permesso speciale, soprattutto dopo incidenti verificatisi durante le visite di “ospiti stranieri”.

Il documento menziona che solo tre persone avevano un permesso speciale di accesso: Veljko Papić, Aleksandar Vučić e Zlatko Novković. Questi individui erano incaricati di accompagnare e presentare la zona agli ospiti stranieri. Una copia dell’evidenza delle loro attività doveva essere inviata al comando dell’unità e al Partito Radicale Serbo (SRS).

Margetić sostiene che questo documento sia una prova diretta che collega Vučić alle strutture cetniche durante la guerra, in un periodo in cui era politicamente legato all’SRS.

La paura di parlare: perché la verità è difficile da emergere

Quando gli è stato chiesto perché molte persone esitano a parlare pubblicamente, Ličanin ha risposto: “Le persone hanno paura per se stesse e per le loro famiglie. Ma io sono impegnato a dire la verità e voglio che la verità sia conosciuta da tutti. Per mettere un punto a quel maledetto Safari di Sarajevo e sapere chi ha fatto cosa e chi ha sparato sui civili a Grbavica.”

La sua determinazione nel raccontare la verità, nonostante i rischi, sottolinea l’importanza di affrontare queste pagine oscure della storia per raggiungere un vero e proprio riconciliazione regionale.

Queste rivelazioni sollevano domande cruciali sulla responsabilità, la giustizia e il modo in cui i crimini di guerra vengono ricordati e affrontati. Cosa ne pensi della reazione di Vučić? È un tentativo legittimo di difendere il suo paese o una distrazione dai fatti?

lena Bianchi
lena Bianchi

Sono Elena, una curiosa esploratrice del benessere moderno. La mia missione è scovare le migliori strategie per vivere meglio, lavorando meno e ottenendo di più. Nei miei articoli unisco psicologia, tecnologia e buon senso per offrirti guide pratiche che possono davvero cambiare la tua routine quotidiana in meglio.

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