Negli ultimi anni, il panorama della sicurezza europea ha subito trasformazioni rapide e inaspettate. Mentre molti paesi si concentrano sulla crescita economica e sullo sviluppo sociale, c’è una crescente preoccupazione per le strategie militari di nazioni vicine, specialmente quelle che non fanno parte di alleanze come NATO e UE. Il Ministro della Difesa croato, Ivan Anušić, ha recentemente espresso un forte allarme riguardo alle ambizioni armamentistiche della Serbia, sottolineando la necessità impellente per la Croazia di rafforzare la propria difesa.
La retorica serba e i “sistemi offensivi”
Secondo quanto riportato dai media croati, il Ministro Anušić ha definito “preoccupante” la retorica proveniente da paesi confinanti che rimangono al di fuori delle strutture NATO e UE. La sua attenzione si è concentrata in particolare sulla Serbia, che, secondo le informazioni in possesso della Croazia, starebbe acquisendo “sistemi offensivi” di notevole complessità e costo. Questi investimenti, in corso da circa quattro-sei anni, sollevano interrogativi sulle sue future intenzioni strategiche.
Serbia: ripresa del reclutamento e corsa agli armamenti
I media croati ricordano che gli unici due paesi confinanti con la Croazia che non appartengono né all’UE né alla NATO sono la Serbia e la Bosnia ed Erzegovina. L’arsenale serbo, secondo Anušić, potrebbe diventare “estremamente pericoloso se utilizzato”. La situazione è ulteriormente complicata dalla notizia, diffusa a fine gennaio dal Presidente serbo Aleksandar Vučić, riguardo alla ripresa del reclutamento militare. Vučić ha espresso preoccupazione per la formazione di presunte alleanze militari contro la Serbia, forse alludendo alla cooperazione tra Croazia, Albania e Kosovo.
Le capacità di difesa aerea e formazioni aeree della Serbia sono aumentate, a suo dire, “drasticamente e drammaticamente”. Il Ministro Anušić ammette di non conoscere le esatte motivazioni dietro questo processo di armamento serbo, ma insiste sul fatto che la difesa nazionale non debba mai essere considerata un’opzione secondaria, soprattutto quando si può contare solo sulla propria forza. “Dobbiamo prepararci a difendere i nostri confini, il nostro spazio vitale e il nostro popolo”, ha dichiarato con fermezza.

L’Europa deve cambiare marcia sulla difesa
Anušić non si limita a mettere in guardia sulla situazione regionale, ma lancia un appello più ampio all’Europa affinché riveda urgentemente le proprie priorità in materia di difesa e sicurezza. Per troppo tempo, l’Europa ha privilegiato investimenti in infrastrutture civili, sviluppo sociale, agricoltura ed economia, trascurando la difesa diretta. Il Ministro ritiene che l’Europa debba affrontare la questione della difesa, in particolare quella dei confini orientali, come un fronte unificato, aggiungendo che “è troppo tardi per agire in modo frammentato”.
Un trattamento speciale per i paesi di confine
I paesi che si trovano ai confini orientali dell’UE o della NATO, come gli Stati baltici, la Finlandia, la Romania e, per estensione, la Croazia (che condivide confini con paesi non allineati), dovrebbero ricevere un trattamento speciale nel finanziamento di armi e attrezzature. Anušić teme che questi paesi possano essere i prossimi a essere presi di mira o a dover testare la prontezza della NATO nel difendere i propri confini.
Il Ministro croato riconosce che il suo discorso possa suonare “molto cupo”, ma sostiene che se queste discussioni fossero iniziate già nel 2014, in concomitanza con le prime avvisaglie di crisi come l’annessione russa della Crimea, le preoccupazioni attuali sarebbero state significativamente minori.
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